Beni confiscati alle mafie, nel Tigullio un patrimonio

Sestri Levante

La bellezza di 480 beni immobili sequestrati perché appartenenti a persone riconducibili alla criminalità organizzata, in 22 Comuni.

Tra questi, 17 a Lavagna, 5 a Sestri Levante, 27 a San Colombano. Per il loro riutilizzo, però, ci sono anche però 493 mila euro di contributi richiesti per 8 progetti da parte di 6 diversi Comuni, risultato del lavoro della Commissione regionale antimafia. Se ne è parlato, ieri, all’ex Abbazia dell’Annunziata di Sestri Levante, all’incontro organizzato da Libera, con Cgil e Anpi di Sestri, e tenuto dal presidente della commissione, Roberto Centi, e dal giornalista Marco Grasso, autore, con il collega Matteo Indice, del libro “A meglia parola. Liguria terra di ‘ndrangheta”. “Libera ha recentemente redatto la seconda edizione del Report nazionale sullo strato della trasparenza dei beni confiscati nelle amministrazioni locali – spiega Centi -. Uno strumento che rappresenta uno spaccato importante sulla capacità degli enti territoriali di rendere pienamente conoscibili e accessibili le informazioni sull’enorme patrimonio immobiliare sottratto alle mafie e destinato a tornare alla collettività attraverso Comuni, Città metropolitane e Regioni. In questo territorio abbiamo degli esempi paradigmatici con i casi legati ai processi di mafia come Maglio 3 e Conti di Lavagna”. Evidenzianto il valore simbolico enorme del bene confiscato e del suo riutilizzo per la società, Centi, sul quadro della lotta alla mafia, si è focalizzato molto sul clima di disattenzione generale e sui controlli negli appalti che purtroppo a volte, anche se formalmente corretti, riservano spiacevoli sorprese.