Diga Perfigli, Europa Verde torna a criticare l’opera sulla piana dell’Entella

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Europa Verde torna a parlare della vicenda della piana dell’Entella e della cosiddetta diga Perfigli.

“Oltre a non essere minimamente risolutrice della sua stessa ragione d’essere, ovvero la mitigazione del rischio idraulico che grava sul bacino del fiume Entella, compie uno scempio ignobile sulla parte residuale della piana alluvionale che si estende per diversi ettari sulla riva lavagnese – dicono Angelo Spanò e Luigi Fasce – il seggiun, l’argine di età napoleonica costruito con tecniche antisignane di ingegneria naturalistica e a basso impatto ambientale ha retto benissimo – ne abbiamo la prova provata alla “duecentennale” predetta esondazione! Non sarebbe il caso di semplicemente sistemarlo, mantenendo inalterato il paesaggio e, anzi, valorizzando l’intera area nella sua vocazione bio-agricola che intreccia legami intimi con la storia e la cultura locale? Ma non solo! In epoca di crisi climatica – proseguono gli ambientalisti- è il caso di consumare prezioso suolo fertile sempre più raro? Intaccare un territorio che custodisce e alimenta la biodiversità, anch’essa ormai residuale è da folli! Non ci vuole tanto a capire che il notorio “stralcio del primo lotto”, ovvero la scellerata operazione denominata diga Perfigli, non è altro che il viatico, la prima tappa di una cementificazione molto più vasta e impattante che stravolgerà del tutto e per sempre gli equilibri già delicati dell’attuale assetto oasistico che occorrerebbe tutelare e non martirizzare. Non è un segreto che l’operazione perpetrata sulla piana dell’Entella sia del tutto preparatorio ad una serie di altre colate di cemento: vedi il prolungamento di Viale Kasman – sostiene Europa Verde – l’ennesimo ponte sul corso d’acqua con tutti gli annessi e connessi sul lato chiavarese, ma anche la totale arginatura dell’Entella fino alla località “Settembrin” … con buona pace della zona tutelata dell’oasi faunistica. Questo basterebbe per capire la particolare enfasi e il feroce livore che accompagna i fautori della costruenda opera, un’opera pubblica! Ci sorprende che l’importante iter avviato dalla Sovrintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’apposizione del vincolo monumentale e paesaggistico sull’area in questione venga ignorato, quasi fossero atti scritti con l’inchiostro simpatico. Eppure la normativa in merito è piuttosto chiara – concludono Spanò e Fasce – il codice dei beni ambientali prevede l’esplicito divieto di alterare i luoghi oggetto di vincolo”.