Gran finale per la chiusura del Columban’s day

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Si è chiuso ieri in cattedrale Nostra Signora dell’Orto a Chiavari il XXIII Columban’s day, con la concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Giampio Devasini.

Le reliquie del Santo monaco ed evangelizzatore irlandese, giunte in Diocesi lo scorso 18 giugno, hanno fatto tappa in diversi punti del territorio. Un’occasione per riscoprire la sua spiritualità e l’opera dei monaci colombaniani. L’evento si è chiuso con un concerto sul sagrato a cura della Società Filarmonica di Chiavari. Di seguito il testo dell’omelia.

Cari fratelli e sorelle, si è discepoli autentici del Signore Gesù solo quando si è discepoli
alle sue condizioni, discepoli secondo il suo cuore. Condizioni, cuore espressi nella
pagina di Vangelo che ora vado a commentare.
«In quel tempo, mentre camminavano per strada […]». Gesù e il gruppo dei suoi
discepoli sono – oggi si direbbe – una comunità in uscita. Allo stesso modo si
comportarono san Colombano ed il gruppo di monaci che dall’Irlanda giunsero
dapprima in Francia, poi in Germania ed infine in Italia. «La Chiesa o è missionaria o
non è Chiesa», «La fede o è missionaria o non è fede» afferma spesso e con verità Papa
Francesco.
«[…] un tale gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”. E Gesù gli rispose: “Le volpi
hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove
posare il capo”. A un altro disse: “Seguimi”. E costui rispose: “Signore, permettimi di
andare prima a seppellire mio padre”. Gli replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio”. Un altro disse: “Ti seguirò, Signore;
prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”. Ma Gesù gli rispose:
“Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio”».
Caro fratello, cara sorella, se accompagni Gesù per trovare una qualche sistemazione alla
tua vita; se accompagni Gesù nella speranza che si risolvano magicamente
problematiche personali che non hai il coraggio di affrontare; se accompagni Gesù per
diventare non un educatore, ma un seduttore, non uno che porta a Gesù e fa crescere,
ma uno che porta a se stesso manipolando le coscienze e facendole restare bambine; se
insomma accompagni Gesù servendoti di Gesù e non servendo Gesù allora non sarai
mai un discepolo di Gesù. Se accompagni Gesù con il cuore pieno di rimpianti e di
nostalgie, di condizioni e di riserve, non sarai mai un discepolo di Gesù. Se non anteponi
l’annuncio del Regno ad ogni altra realtà, foss’anche una realtà particolarmente nobile,
non sarai mai un discepolo di Gesù.
«Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due
davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi». Settantadue (o settanta): perché
secondo il cap. 10 di Genesi settantadue (o settanta) erano i popoli pagani esistenti sulla
faccia della terra come a dire che nessuno è escluso dall’annuncio del Regno. «A due a
due» perché solo nella duplice testimonianza c’è garanzia di verità come ammonisce la
legge biblica (cfr Dt 17,6); «a due a due» perché non si scoraggino nelle avversità e non si
esaltino nei successi; «a due a due» perché la loro comunione e fraternità è già annuncio
del Regno, perché il Vangelo, che nell’amore trova il suo centro, è testimoniato
adeguatamente da vite in relazione, da uomini che si aiutano e sostengono
vicendevolmente, da persone che, vincendo le antipatie e le inimicizie, cercano di
accogliersi, rispettarsi, volersi bene.
«Diceva loro: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il
signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!”». Tante sono le persone che
attendono una parola di vita, una parola capace di dare risposta compiuta a quell’attesa di
pienezza di significato che abita la nostra mente e il nostro cuore, che abita tutte le
forme del nostro agire. E gli operai di cui parla Gesù e quindi gli annunciatori di questa
Parola non sono solo i preti, i frati e le suore ma ogni battezzato.
«“Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi”». I lupi sono coloro che non
praticano i valori del regno di Dio, ma i valori dei figli di Adamo e che vorrebbero agire
indisturbati. Ebbene Gesù non dice: ‘fatevi lupi per non essere sbranati’; non dice
‘ricorrete pure alla violenza, all’aggressività se queste si rivelassero necessarie per
affermare i valori del Regno’; no, dice: ‘restate agnelli col rischio di essere sbranati’. E poi
ci chiediamo perché gli operai nella vigna del Signore siano così pochi!
«“non portate borsa, né sacca, né sandali”». E cioè: ‘Nella pratica dell’annuncio non
accumulate, non premunitevi per il futuro, non confidate innanzitutto nei mezzi umani
per quanto potenti possano apparire, ma confidate innanzitutto nella potenza della
parola di Dio, confidate innanzitutto nella luce e nella forza che vengono dal Signore, dal
vivere in comunione con lui, confidate innanzitutto nella sua fedeltà, nel suo amore’.

«“non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada”». I saluti in oriente erano molto
articolati e quindi richiedevano un tempo disteso. No, l’annuncio del Regno è troppo
urgente per tollerare distrazioni, dissipazioni in chiacchiere e relazioni futili.
«“In qualunque casa entriate […]”». Gli ebrei non dovevano entrare in case di non ebrei.
Con Gesù tutto questo ha termine. Non c’è luogo che sia escluso dall’annuncio: Dio è
amore e offre il suo amore a tutti, a prescindere dalle risposte, dai comportamenti.
«prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà
su di lui, altrimenti ritornerà su di voi”». Chi accoglie l’annuncio del discepolo farà
l’esperienza della pace e cioè della compiuta realizzazione di ogni desiderio di bene che
abita il cuore dell’uomo. Quando l’annuncio non è accolto, il discepolo – oltre ad
interrogarsi se tale rifiuto non sia riconducibile a qualche sua colpa – non deve andare in
depressione nè tramare ritorsioni e ripicche. Ci sarà sempre un’altra casa a cui bussare,
un altro villaggio da attraversare, un altro cuore a cui annunciare il regno di Dio.
Più volte san Colombano si scontrò con vescovi e regnanti del suo tempo. Con i vescovi
furono principalmente tre i motivi dello scontro. Primo motivo: molti fedeli preferivano i
monaci al clero diocesano in quanto presso di loro trovavano cure mediche e l’occasione
per ricevere istruzioni pratiche sui metodi di aratura e coltivazione delle terre; abitando
nei territori di proprietà dei monaci, si sottraevano poi alle angherie dei potenti di turno;
infine, la vita di preghiera, di lavoro e di povertà dei monaci rendeva credibile la loro
predicazione e tra l’altro portava molti giovani a chiedere di entrare in comunità.
Secondo motivo di scontro fu il calcolo della data della Pasqua. Ultimo motivo di
scontro: l’introduzione della confessione privata, reiterata e con penitenza tariffata. Con
vescovi e regnanti san Colombano poi si scontrò perché ebbe sempre il coraggio di
rimproverarli anche pubblicamente a motivo delle loro condotte immorali. Più volte
incarcerato ed esiliato, san Colombano preferì trasmigrare con i suoi monaci presso altri
lidi piuttosto che scendere a compromessi con la sua coscienza.
Cari fratelli e sorelle, ci aiuti san Colombano, con i suoi esempi ed i suoi insegnamenti,
ad essere autentici discepoli del Signore Gesù e cioè discepoli secondo il suo cuore,
discepoli alle sue condizioni.