Il Festival della Valle del Tempo svela i primi nomi: Guido Tonelli, Maurizio Maggiani, Marcello Veneziani, Silvia Garattini e due masterclass

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Presentato il nuovo festival della Valle del Tempo, che quest’anno coinvolgerà anche i Comuni di Avegno e Recco oltre a Uscio, dove la rassegna è nata.

Anticipati, dal direttore artistico Riccardo Grozio, i nomi dei primi partecipanti, che in tutto saranno una quarantina. A inaugurare il Festival, nel pomeriggio del 25 settembre, il fisico dell’Università di Pisa e del Cern, Guido Tonelli, con una lectio magistralis, dal titolo “Tempo. Il sogno di uccidere Chronos”. Vi saranno poi Maurizio Maggiani, che a Uscio presenterà il nuovo libro “Almanacco dei viventi”; Marcello Veneziani, che interverrà a Recco e racconterà di “Quando Nietzsche e Marx si davano la mano”; e Silvia Garattini, presidente dell’Istituto Negri che, sempre a Recco, presenterà il libro “Non è mai troppo tardi”. Ancora a Recco sarà allestita la mostra “Il tempo sul muro, l’affascinante storia dei calendari”. Due le masterclass di scrittura creativa ad Avegno, al Museo delle Campane, con due docenti e studiose del calibro di Ester Armanino e Emilia Marasco.

Come spiegato da Grozio saranno coinvolte sul territorio undici associazioni, che contribuiranno a animare il festival e a organizzare iniziative collaterali. Il Festival della “Valle del Tempo” si preannuncia come un appuntamento che cresce e racconta una visione più ampia: non più solo un evento, ma un progetto culturale diffuso, capace di valorizzare un territorio e la sua identità mettendo il tempo al centro. La rassegna si svolgerà tra il 25 settembre e il 4 ottobre, mentre l’8 giugno arriverà la celebrazione dei 120 anni della Colonia Arnaldi. In tutte le occasioni protagonisti saranno studiosi, ricercatori, donne e uomini dello spettacolo, artisti e scrittori. E sarà facile battere il record stabilito nel 2025 quando erano andati in scena ben 23 appuntamenti in tre giorni, con 33 ospiti. E quando la rassegna è stata seguita in presenza da 3.300 persone che hanno prenotato e seguito poi i vari dibattiti. L’occupazione media della sala è stata del 90% con metà degli eventi che hanno totalizzato il sold-out. Come spiega Riccardo Grozio, direttore artistico del Festival, il coinvolgimento di Recco e Avegno non è solo: «Un’estensione geografica, ma un più forte radicamento territoriale che a partire dalla tradizionale produzione di orologi e di campane valorizza l’intero comprensorio all’insegna dell’autenticità e della lentezza. Per ritrovare il “tempo perduto”. Il passaggio da FestivalTempo a Festival della Valle del Tempo racconta una visione più ampia: non più solo un evento, ma un progetto culturale diffuso, capace di valorizzare un territorio e la sua identità mettendo il tempo al centro. Dopo le prime edizioni che hanno visto protagonista Uscio – paese simbolo della tradizione degli orologi da torre – il Festival coinvolgerà Avegno e Recco. Un’estensione geografica che riflette un radicamento ancora più profondo nella cosiddetta “Valle del Tempo”, un’area unica dove storia, artigianato e cultura si intrecciano da secoli. Qui il tempo non è solo un tema: è identità. È racconto. È materia viva. Dalla produzione storica di orologi e campane sino ai percorsi naturalistici e alle esperienze culturali, tutto invita a rallentare e a riscoprire una dimensione più autentica dell’esistenza». In un’epoca dominata dalla velocità e da un eterno presente, il Festival si propone come uno spazio di riflessione e di esperienza. Un invito a fermarsi, osservare e – perché no – ritrovare quel “tempo perduto” di cui abbiamo sempre più bisogno.