Lagomarsino ricorda l’alluvione del ’53

Renato Lagomarsino

Lo studioso di storia locale Renato Lagomarsino ricorda l’alluvione di settant’anni fa, il 14 e 15 ottobre del 1953.

Dopo quella del 19 settembre, una nuova alluvione nel levante ligure, con altre vittime: alle sette precedenti se ne aggiunsero altre tre, un bimbo di otto anni a Recco, un settantenne a Sestri Levante e un aviere di 27 anni a Chiavari, nelle caserme di Caperana. “Questa volta, piogge particolarmente intense si scaricarono sull’entroterra del Tigullio e del Golfo Paradiso. Particolarmente colpita fu ancora la Fontanabuona, con l’esondazione del Lavagna nella piana di fondovalle, ma in Val Graveglia vennero trascinati via ponti e passerelle e crollarono alcuni tratti della strada provinciale, scalzati dalla furia delle acque – dice Lagomarsino – A Caperana oltre al muro crollato nelle caserme, che provocò la morte del militare, venne spazzato via l’oleificio Calvi, che era dove adesso c’è il campo sportivo.  Via Piacenza, trasformata in un fiume limaccioso e irruente, convoglia le acque in piazza San Front e nelle vie di Chiavari, fino a Piazza Roma e via Nino Bixio. Le fotografie pubblicate sui giornali testimoniano che nella giornata del 15 in piazza Roma si poteva circolare in barca. Il nubifragio provocò il crollo di una grossa fetta delle Rocche di Sant’Anna interrompendo l’Aurelia all’uscita delle gallerie lato Sestri. Ma non era finita. Dieci giorni dopo, nella notte del 25 ottobre, un violento temporale colpì Genova allagando la zona tra Brignole e Terralba e poi si spostò nel Tigullio provocando l’allagamento del centro di Rapallo, l’interruzione della strada per Portofino e ancora allagamenti a Chiavari e a Lavagna.  L’autunno del 1953 è rimasto nella memoria di chi lo ha vissuto per questa serie di eventi meteorologici anomali e di inusuale intensità, paragonabili a quelli verificatisi il 15 settembre del 1915, che a Rapallo ebbero a provocare parecchi morti e notevoli danni ad alcuni edifici”, chiude Lagomarsino.