Morte di Roberta Repetto, la Cassazione deposita le motivazioni della sentenza. La sorella Rita: «Punto fermo in questa dolorosa vicenda»
Avevamo dato notizia lo scorso 21 gennaio della sentenza della Corte di Cassazione che imponeva a Paolo Oneda, il medico che asportò un neo a Roberta Repetto al Centro Anidra di Borzonasca, di risarcire la famiglia della donna.
Chiavarese, Roberta Repetto era morta nel 2020, mentre Oneda è stato assolto dall’accusa di omicidio colposo. Dopo il processo di secondo grado la Procura non aveva impugnato la sentenza in Cassazione. Lo ha fatto invece la famiglia come parte civile. L’assoluzione sotto il profilo penale non viene quindi messa in discussione, ma la Cassazione ha dato ragione alla famiglia riconoscendo il diritto ad un risarcimento, che sarà quantificato in sede civile. Ora la Corte di Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza. In estrema sintesi la Cassazione riconosce che non è stata fornita a Roberta Repetto un’informazione completa e una reale possibilità di scelta terapeutica. Elementi che avrebbero potuto convincere la donna a intraprendere percorsi terapeutici diversi.
Commenta Rita Repetto, sorella di Roberta: «Si tratta di un passaggio importante che segna un punto fermo in questa vicenda dolorosa che per anni ha atteso verità e giustizia».
Il comunicato stampa di Rita Repetto
Sono state depositate le motivazioni della Terza Sezione della Suprema Corte di Cassazione che ha ribaltato la precedente sentenza di assoluzione nei confronti del dottor Paolo Oneda, riconoscendone la responsabilità civile nella morte di mia sorella.
Si tratta di un passaggio importante che segna un punto fermo in questa vicenda dolorosa che per anni ha atteso verità e giustizia.






