Notte Bianca di Sestri Levante: Roberto Vecchioni sale in cattedra

Roberto Vecchioni

Sono passati più di quarant’anni da quell’indimenticabile concerto di Sestri Levante nei giardini delle scuole di Piazza della Repubblica e Roberto Vecchioni è ancora lì sul palco con l’energia di un ragazzino e la lucidità di un uomo a cui la vita ha servito, come del resto a tutto il genere umano, sogni da inseguire, attimi di felicità nelle sue innumerevoli gradazioni, inframezzati da piatti freddi, a volte molto freddi.

Il Professore cuce un concerto che gli dà la possibilità di raccontarsi serenamente e di proporre al pubblico le sue ricette di vita: l’invito ad amare incondizionatamente qualunque cosa ci dia un’emozione, la scelta della coerenza nel rispettare ciò che si afferma, la straordinaria bellezza di avere fatto un mestiere – oltre a quello del cantautore – come quello dell’insegnante, che gli ha concesso l’opportunità, per quasi cinquant’anni, di incontrare i ragazzi e di provare a trasmettere loro la formula del sapere attraverso una diversa visione della didattica.

Li devi emozionare i giovani studenti, trasformare la noia in gioia” ha affermato il cantautore” con un modo nuovo di leggere e analizzare una poesia, un autore o un frammento di storia. Ho fatto ascoltare Mozart, Brahms, Debussy e le classi si sono fermate davanti alle storie che c’erano in questi brani e nelle vite di chi li aveva creati”.

L’inizio è all’insegna della speranza: “Il nostro divenire non si calcola con il tempo, conta quanta luce hai dentro, la passione per la vita è più forte del destino che non è nulla, bisogna esserci e basta”. Vecchioni annuncia così la canzone “Ti insegnerò a volare” dedicata all’amico Alex Zanardi.

Roberto si analizza, richiama alla memoria i tempi bellissimi dell’infanzia, di quando si andava a scuola con i calzoni corti, di quando s’iniziava a sognare. “I sogni non devono essere illusioni, ma concrete visioni di una realtà che può accadere” allunga il cantautore milanese. E in questo allungo ci sono tutte le sue tappe musicali più belle.

Ci sono i momenti del carcere, siamo nel 1979, con un’accusa infamante risultata falsa, ci sono le immagini della cella e della foto della donna che aveva davanti, sopra al vaso con un’unica mela, ci sono i brividi di “Vorrei”.

La platea gremita della spiaggia del “Balin” apprezza e i sentimenti di bene reciproci si toccano nell’aria di una serata magica sotto le stelle della Baia delle Favole. C’è un’energia speciale che dal palco scende verso la sabbia e che viene rimandata arricchita dalle emozioni di chi ascolta.

Sfilano in una parata di stelle ritratti e personaggi della sua straordinaria carriera: “Le mie Ragazze”, “Il Bandolero Stanco”, “Milady”.

Mi manchi” ammutolisce la platea, regalando la luce cristallina di una canzone, o meglio di una poesia, perfetta.

Roberto sul finale ritorna al concerto di quel lontano Luglio, alla fine di quel rapporto coniugale che in quella serata gli fornì la consapevolezza che tutto ormai era definitivamente perduto e andato, ridestandolo e preparandolo al rapporto della ripartenza, infinitamente ricco e appagante.

Il viaggio continua passando dalla potenza esplosiva di “Samarcanda”, fino a miscelare le luci della Baia con quelle di San Siro, attraverso il suo brano più conosciuto.

Il finale è amaro: “Ci sono certe cose in cui fai fatica a credere, ho paura di come stiamo andando a finire noi come umanità. È difficile che finisca la notte, quasi impossibile, perché a nessuno importa! Non voglio fare politica, non me ne frega niente della destra o della sinistra, siamo noi tutti che dobbiamo cambiare! Noi persone, noi italiani! Ci sono solo io, il mio totem, il mio egoismo, degli altri non mi frega niente. La democrazia è una cosa bellissima, ma può diventare “demofollia”, quando tutto è permesso a tutti.”

Non manca una stoccata per gli “ignoranti funzionali” e per l’orrore delle cose che vengono scritte in rete. “Mi fanno vomitare le affermazioni di chi scrive senza cognizione di causa, senza conoscere l’argomento di cui sta trattando. Facciamo che “Chiamami ancora amore”, la canzone che sto per cantare, sia come un esorcismo.”

Vi voglio bene”, terminano così queste due ore di musica, di parole, di confessioni a cuore aperto di uno dei nostri migliori cantautori e poeti.

Grazie Roberto!

ps

Al concerto delle scuole c’ero anch’io e, in un certo senso, sono ancora lì!

La Band: Massimo Germini chitarra acustica; Max Elli tastiere, chitarra elettrica; Antonio Petruzzelli basso; Roberto Gualdi batteria

 

Salvo Agosta

I saluti dell’assessore regionale Ilaria Cavo (le Notti Bianche sono organizzate dalla Regione) e della sindaca di Sestri Levante Valentina Ghio
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