Uno strepitoso Neri Marcorè al Festival della Comunicazione di Camogli

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C’è grande fermento sotto la tensostruttura di Piazza Ido Battistone, e tutto intorno è più o meno la stessa roba. La gente sa bene con chi avrà a che fare da lì a pochi minuti.

Sold out da subito per lo spettacolo “Le mie canzoni altrui” di Neri Marcorè, andato in scena ieri pomeriggio. E il poliedrico artista marchigiano non delude le aspettative. È come se Neri avesse aperto la porta di casa sua e invitato tutto il pubblico a entrare. Mettetevi comodi, abbiamo molte cose da raccontarci!

Al Festival- esordisce così – gli spazi di esibizione sono di tre quarti d’ora, sappiate che noi suoneremo almeno due ore!” Sembra solo una battuta, e invece sarà proprio così! Due ore a narrare – assieme al bravissimo Domenico Mariorenzi (chitarra, piano, bouzouki e armonica) – le proprie canzoni del cuore, quelle che gli sono rimaste incrostate all’anima e che hanno segnato i momenti salienti della sua vita.

L’esordio è affidato a De Gregori. “Le sue “Cose”, possono adattarsi a tutto, a qualunque evento, anche a quelli attuali che tanto ci preoccupano. Nonostante tutto ciò che accade, però, non si smette mai di sognare, lo facciamo sin da piccoli e non possiamo dimenticare che siamo fatti di questa materia.”

Introduce così “Oggi ho imparato a sognare”, uno delle canzoni più belle dei Negrita e che lui interpreta in modo impeccabile, a cui segue “Venderò”, brano DOC di Edoardo Bennato, un altro di quei personaggi diventati miti della nostra giovinezza.

Marcorè condisce i suoi interventi con la solita meravigliosa ironia, con quell’umorismo delicato ma pungente, con quella speciale capacità di comunicare che ti sembra proprio di essere con lui sul divano di casa tua.

Sono soprattutto questi eventi, con il pubblico così vicino, che creano le condizioni ideali perché ci sia una circolazione reciproca di energia.”

L’artista continua il suo viaggio ritornando ai tempi della maturità con gli indimenticabili nastri a cassette che tutti noi ascoltavamo allo sfinimento. Ricordi che affida A “Mrs. Robinson” di Simon e Garfunkel, dove sfoggia una pronuncia perfetta grazie al diploma di interprete parlamentare conseguito presso la Scuola Superiore di Lingue Moderne di Bologna.

Titolo che è poi rimasto nel cassetto – racconta – perché la mia vita cambia un giorno del 1990 a Rimini quando partecipo alla trasmissione “Stasera mi butto” condotta da Gigi Sabani. Quella sera parte la mia seconda vita, che poi professionalmente è la prima!” Ed è proprio con “Rimini” che inizia il ricordo di Fabrizio De Andrè, rafforzato da “Creuza de Ma”, “Megu megun”, “Fiume Sand Creek” e “Verranno a chiederti del nostro amore”, mettendo in evidenza, riferendosi a quest’ultima, come le canzoni d’amore trattino solo di storie finite, di abbandoni e di contrasti. “L’humus giusto sta proprio lì – aggiunge – in quel brodo di sofferenza che genera e ispira il canto.”

La galoppata continua con un omaggio alla canzone napoletana con “Presentimento”, un brano che si porta sulle spalle più cent’anni ma che Neri e Domenico offrono con la freschezza di una rosa appena sfiorata da una lacrima. Non manca una citazione dedicata a Ivan Graziani con “Mona Lisa”, che riporta grande elettricità in sala, mentre fuori il tramonto inizia a presentarsi in veste smagliante.

Ci piace farvi ascoltare brani spesso poco conosciuti, è come se, prendendo come esempio il 45 giri, noi scegliessimo la side B.”

Marcorè, proprio a questo proposito, estrae per introdurre Ivano Fossati, di cui è grande estimatore, “L’orologio Americano” dall’album “Macramè”.

Quando le prime avvisaglie della sera si rendono manifeste Neri gioca un jolly esilarante.

Vi ricordate la canzone che ha vinto il festival tre anni fa? – incalza – Ma come, nessuno ne ha memoria? Succede così con Sanremo! Vinse Mahmood con “Soldi”. Bene, il grande Angelo Branduardi ne ha fatto una sua versione, rallentandola solo un poco, ed ora noi ve la proponiamo!” Il pubblico è in visibilio, si spella le mani, non vorrebbe più fare andare via un’artista capace di tenere il palcoscenico in maniera perfetta e senza fronzoli.

Ma secondo voi può mancare Lucio Battisti quando si cantano le canzoni alle quali si è più legati?” Accenna “La canzone del sole” ma la stoppa subito. “Non la facciamo questa!” E parte “Il tempo di morire” che tutti cantano dalla prima all’ultima nota. “Veramente non volevo fare neanche questa!” A chiudere il trittico dedicato a Lucio un’interpretazione preziosa di “Anche per te”.

A tirare la volata finale ritorna in pista De Gregori con “L’abbigliamento di un fuochista” e con “Il bandito e il Campione”,canzone scritta dal fratello Luigi Grechi.

Neri attacca le note di “C’è tempo”, con l’ultimo atto affidato ancora a un capolavoro di Ivano.

Dicono che c’è un tempo per seminare

e uno più lungo per aspettare

Io dico che c’era un tempo sognato

Che bisognava sognare”

E noi, sentendoci un tutt’uno con gli artisti sul palco, abbiamo sognato e cantato!

Salvo Agosta